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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

Un storia mitteleuropea / A Central European story

Un storia mitteleuropea / A Central European story

Lo scrittore Francesco Cataluccio racconta una vita di studi fra Varsavia e Praga.

“Due cugine che talvolta si amano, talvolta inconsciamente si imitano o si disprezzano, ma certo non riescono a odiarsi”. Non è solo ironia, quella di Francesco M. Cataluccio, quando parla dei rapporti fra Polonia e Repubblica Ceca. Rapporti che lo studioso fiorentino di origini ebraiche ha approfondito in 30 anni di continue frequentazioni e soggiorni, e che possiamo amabilmente ritrovare nei suoi ultimi libri: “L’ambaradam delle quisquiglie”, “Vado a vedere se di là è meglio”, “Chernobyl”, tutti editi da Sellerio.
Titoli in apparenza bizzarri: snobismo per bibliofili, professore?
“No, solo titoli che mi son venuti così, naturali. L’ultimo, l’”Ambaradam”, in realtà è una parola etiopica, arrivata in Italia dopo le guerre coloniali. Significa confusione, disordine. Così, in sessanta voci e partendo dal quotidiano, ho  costruito una sorta di manualetto per chi voglia approfondire quel grande contenitore di letteratura e storia che è stata ed ancora è la Mitteleuropa”
Molta cultura polacca, ma sicuramente anche ceca. Fra le voci del suo libro, parole come “kunderiana”, “litost”, “arcimboldo”. Torna il fascino praghese?
“Se prendiamo la voce “dettagli”, solo per fare un esempio, si scopre che forse il titolo più adatto sarebbe stato Szczygieł. Sì, proprio lui, Marius Szczygieł, il  giornalista della “Gazeta Wyborcha” autore di “Gottland”. È diventato famoso per la sua cura nel raccontare i cechi e il loro modo di vivere. Ma lo ha fatto scrivendo dei libri che sono anche ottimi pezzi di letteratura. Tornando al mio libro, ho voluto mescolare i diversi generi, e un alfabeto mi serviva per semplificare, per non scrivere il solito saggio. Conosco i due popoli per una lunga frequentazione, ho vissuto per anni a Varsavia e adoro Praga. A modo mio, ho voluto fermare il punto, fare un bilancio dei rapporti fra queste due originali varianti del ceppo slavo”
Seguiamo il luogo comune: polacchi allegri e grandi bevitori, cechi malinconici e anche un po’ cinici…
“Penso sia vero il contrario. Se si prendono i grandi autori come Gombrowicz, Schulz, si è immersi subito in una grande atmosfera romantica, di forte passione. Altrettanto nella musica: Dvořák, Smetana. Anche il rapporto con il sesso è nei polacchi più cupo, meno arioso che fra i cechi. Basta leggere Kundera o Čapek e la differenza salta all’occhio”
Dunque: Varsavia e Praga, due opposti che si attraggono?
“In parte è vero, ma con le dovute distinzioni. C’è il diversissimo rapporto con la religione, che è già un grande tema di riflessione. E poi: l’intellighentsia polacca ha sempre guardato a Parigi, compreso l’ambiente dei dissidenti. Mi sembra invece, che i cechi continuino anche oggi a guardare a Londra, come ai tempi della Prima Repubblica. Questo spiega la freddezza verso l’adozione dell’euro, che invece a Varsavia non c’è. Direi, allora, che si tratta di due capitali che sono cugine prime, ma non sorelle. C’è sì un ceppo di sangue comune, ma la storia ha portato a risultati differenti”
E l’Italia? Sembrerebbe più stretto il rapporto con i cechi...
“Non dimentichiamo il ruolo di Angelo Maria Ripellino. Un grande critico che ha permesso di indagare nel dettaglio la tradizione boemistica. Questo con la letteratura polacca non è accaduto, o è accaduto solo in parte. In Polonia, non c’è un libro corrispondente a “Praga magica”, scritto, sottolineo, da un italiano. Per il resto, credo che nella “vicinanza” fra Roma e i cechi abbiano contato anche rapporti politici. Non voglio approfondire, ma se pensiamo ai rifugiati italiani nel dopoguerra… se pensiamo a Radio Praga…”
Studente nella Varsavia degli anni 70/80, poi corrispondente dell’ “Unità” e del “manifesto” sempre dalla Polonia. Saggista su temi filosofici e storici, infine dirigente editoriale alla Mondadori, Feltrinelli e alla Boringhieri. Un medagliere piuttosto ricco, direbbe uno sportivo…
“Parrà strano, ma il libro cui sono forse più affezionato resta “Che fine faranno i libri”, uscito tre anni fa per “Nottetempo”, la stessa casa editrice che in Italia pubblica i volumi di Szczygieł. Si era in piena euforia per gli e-book, per il digitale. E allora mi è venuta voglia di scrivere questo piccolo pamphlet che non è antimodernista. Pone solo un problema: che fine faranno i libri nel caos apparente della rete?”
Torniamo a Est. Ormai, le antenne verso tutto quello che succede “al di là del Danubio” sono diventate  sensibilissime, dopo l’89. A Roma come a Parigi, a Berlino come a Bruxelles. Ma la qualità dell’analisi è migliorata allo stesso modo?
“Informarsi, studiare le lingue slave, capire è diventato sicuramente più facile, ora che certe barriere sono cadute. Ho una formazione culturale marxista ,eppure per me uno dei libri decisivi è stato e rimane “Le rovine dell’Impero” dell’inglese Timothy Garton Ash. Nel 1980, Ash era uno dei tanti corrispondenti occidentali distaccati a Berlino Ovest. Appena seppe dei disordini a Danzica, si mise umilmente a studiare il polacco, girò l’Europa orientale in lungo e in largo. Divenne il giornalista più informato e insieme un ottimo scrittore. Seppe raccontare meglio di tutti la dissidenza nei paesi comunisti, la realtà dell’Est che stava cambiando. Nella postfazione del suo libro, Ash ha scritto: “Qui trovate la cronaca dei dieci anni che sconvolsero il mondo”, parafrasando le parole di John Reed sulla rivoluzione russa. Bene, a pensarci oggi, credo che Ash non abbia poi esagerato”. 




The writer Francesco Cataluccio recounts a lifetime of studies between Warsaw and Prague.

"Two cousins - who sometimes love each other and at times, sub-consciously, imitate or despise each other, but are certainly not able to hate each other. "This is not only an ironic statement on the part of Francis M. Cataluccio, when he speaks about relations between Poland and the Czech Republic. Relations that the Florentine scholar, of Jewish origin, has delved into for over 30 years during his regular visits and sojourns, as one may amiably discover in his latest books: "L’ambaradam delle quisquiglie", "Vado a vedere se di là è meglio", "Chernobyl", all published by Sellerio.
Titles which, at first sight, may seem rather bizarre: a sort of snobbery for bibliophiles, Professor?
"No, just titles that came to my mind spontaneously. The last one, "Ambaradam", is actually an Ethiopian word, which came into use in Italy after the colonial wars. It means confusion and general disorder. Thus, in sixty  pages and starting from everyday aspects, I have created a sort of handbook intended for those who wish to explore the vast receptacle of literature and history, which "Central Europe" was and still is today. 
A lot of Polish culture, but certainly also Czech culture. Among the items of the book, also words such as "kunderiana", "litost" and "arcimboldo". Is the charm of Prague coming once more to the fore?
"If we take into consideration the item "details" for example, we might discover that, perhaps, a more appropriate title would have been Szczygieł. Yes, exactly. Marius Szczygieł, the journalist of the "Gazeta Wyborcha", author of "Gottland". He became famous for the particular way and attention with which he narrated the story of the Czechs and their way of life. But he did so by writing books which may also be considered great pieces of literature. As for my book, I wanted to mix different genres, and I needed an alphabet, in order to simplify things and avoid just writing the usual essay. I got to know the two populations owing to my long frequentations and because I lived in Warsaw for years and I particularly love Prague. In my own way, I wanted to  catch the climax and weigh up the relationship between these two original variants of the Slavic line of descent".
We tend to follow clichés: the Polish as cheerful people and heavy drinkers; the Czechs  are gloomy and even a little bit cynical ...
"However, I believe the opposite is true. If you consider the great authors, such as Gombrowicz and Schulz, you are immediately immersed into a deep romantic atmosphere, consisting of great passion. It is just the same with music: Dvořák and Smetana. Even the relationship with sex on the part of the Poles is slightly darker and less expansive compared to that of the Czechs. It is sufficient to read Kundera or Čapek to notice this difference".
Well, then: are Warsaw and Prague just two opposite poles that attract each other?
"This is partly true, but with due distinctions. There is a very different attitude towards religion, which is in itself an important aspect for consideration. And then: the Polish intelligentsia, which has always looked to  Paris, including the circle of dissidents. It seems to me, instead, that even today the Czechs tend to look to London, just as they did in the days of the First Republic. This explains their coldness towards the idea of adopting the Euro, which is not the case with Warsaw. Therefore, I would say that they are two capital cities which are more like cousins than sisters. Of course, there is a strain of common blood, but history has led to differences".
And what about Italy?  The relationship with the Czechs seems closer...
"Do not forget the role of Angelo Maria Ripellino, a great critic, who enabled us to enquire even more thoroughly into Bohemian  tradition. This has not happened with Polish literature, or has taken place only partially. In Poland, there is no equivalent book to "Magic Prague", written, I would like to emphasize, by an Italian. Apart from that, I  believe the "closeness" between Italy and the Czechs is also due to good  political relations. I do not wish to delve into the matter, but it is sufficient to consider the Italian refugees just after the war ... or Radio Praga  ... "
A student in Warsaw during the 1970s and 1980s and then correspondent from Poland for the "Unità" and the "Manifesto". An essayist on philosophical and historical subjects, then editorial director at Mondadori, Feltrinelli and at Boringhieri. A rather rich medal showcase, a sportsman might say ...
"It may seem strange, but the book of which I am, perhaps, most fond of is "Che fine faranno i libri", that was released three years ago for "Nottetempo", the same publishing house that in Italy published the Szczygieł volumes. It was a period of great euphoria for digital e-books and as a consequence, I felt the urge to write this small pamphlet, which is not anti-modernistic, but only raises the simple question: what is the fate of books in the apparent chaos of the Web?"
Let us turn once more to the East. The antennas, which scrutinize what is going on "beyond the Danube", have now become extremely sensitive after 1989. In Rome, just as in Paris, in Berlin as well as in Brussels. But has the standard or quality of the analysis improved just as much?
"Inquiring and studying Slavic languages and understanding things has become much easier, since certain barriers were brought down. I have a Marxist cultural background, but for me one of the most decisive books was and still is "The ruins of the Empire" by the English writer Timothy Garton Ash. In 1980, Ash was one of many Western correspondents to have been sent to West Berlin. As soon as he was informed about the riots in Gdansk , he humbly committed himself to studying Polish and travelled all over Eastern Europe. He became one of the most well-informed journalists and a very good writer. He was able to describe - better than most others -  the dissidence in the communist countries and the changing reality of the East that was beginning to take place then. In the afterword of his book, Ash wrote: "Here you will find a  record of the ten years that shook the world", paraphrasing the words of John Reed on the Russian Revolution. Well, with the benefit of hindsight, I believe that, after all, Ash has not really  exaggerated". 



di Ernesto Massimetti/ by Ernesto Massimetti