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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

Tomáš Halík: il prete professore / Tomáš Halík: the priest professor

Tomáš Halík: il prete professore / Tomáš Halík: the priest professor

La recente traduzione in italiano del libro “Vicino ai lontani. La pazienza della fede nel dialogo con l’ateismo” offre l’occasione per presentare il suo autore, monsignor Tomáš Halík. Si tratta di una figura eclettica che oltre a svolgere l’attività di sacerdote, scrive numerosi saggi e libri che fanno di lui l’intellettuale cattolico forse più noto in patria. L’opera citata tratta il rapporto tra la fede e la cultura e i problemi del mondo d’oggi.
“Io tento di comunicare con chi è in ricerca e di mostrare che la fede non è un’ideologia.” I cechi hanno fama d’essere il popolo ateo per antonomasia ed essere sacerdote in un simile contesto “è un’affascinante opportunità, una splendida missione e una sfida tremenda”. Sfida che Halík ha vinto, come dimostrano i tanti premi per meriti nel dialogo interculturale e interreligioso e la nomina a consulente del Pontificio Consiglio per il Dialogo con i non credenti da parte di papa Giovanni Paolo II. Insegna filosofia e sociologia all’Università Carlo ma le sue attività non si limitano a scuola e parrocchia: opera in una serie di riviste specialistiche, si esprime su questioni politiche ed economiche, è coinvolto in iniziative civili e caritative, è membro dell’Accademia Europea delle Scienze e delle Arti e di varie società scientifiche nazionali ed estere.
Alla fede cattolica si avvicinò da giovane, i genitori non erano credenti ma celebravano le festività cristiane. Lo zio gli trasmise invece l’ammirazione per Jan Hus, predicatore e riformatore religioso condannato per eresia e arso al rogo nel 1415. Durante gli studi si dedicò alla sua figura cercando di riabilitarla.
L’interesse per la politica lo portò a fondare nel 1967 un Club di discussione interno all’Università dove conobbe Václav Havel che fu invitato a partecipare a uno dei dibattiti durante la Primavera di Praga. Iniziò così un’amicizia lunga quarant’anni. All’epoca in cui quest’ultimo fu Presidente, Halík collaborò con la sua cerchia di aiutanti come consigliere esterno, tanto che Havel lo indicò come suo possibile successore. Halík rifletté più volte su un attivo coinvolgimento in politica per poi scartare quest’ipotesi. “Per ora ritengo che questa fusione del lavoro con gli studenti a livello pastorale e universitario, unita all’impegno civile di intellettuale indipendente che ogni tanto interviene nelle discussioni pubbliche, sia ottimale”. Ciò non gli impedisce di esprimersi su questioni politiche. A fine 2011 scoppiò un’accesa polemica con Klaus che a detta di Halík non era sincero nel promettere la restituzione dei beni confiscati alla Chiesa durante il comunismo. Per tutta risposta, al Castello insinuarono che Halík non fosse nemmeno un sacerdote ma “solamente un attivista di Havel”.
Durante l’invasione del 1968 si trovava in Inghilterra, rientrò e la morte di Jan Palach lo convinse a restare per lottare contro il regime. Gli fu vietato l’insegnamento poiché dedicò il discorso di laurea alla verità invece di ringraziare il partito comunista. Con un titolo universitario non poteva entrare in seminario, per cui non restava che la chiesa clandestina. Ci vollero quasi dieci anni di preparazione nella più totale illegalità. Decise di non firmare Charta 77 ma senza spiegarne i motivi: gli mancava un anno per essere ordinato prete e in quanto firmatario sarebbe finito nel mirino. Infine fu ordinato sacerdote in segreto nel 1978.
Continuò a operare nel dissenso culturale e religioso, per undici anni svolse illegalmente la funzione di sacerdote e al contempo quella legale di psicoterapeuta in un centro per alcolisti e tossicodipendenti. Aveva sempre aspirato ad unire il sacerdozio con una professione civile. La messa di Natale del 1989 fu la sua prima cerimonia pubblica, divenne rettore della Chiesa di san Salvatore e nel 2008 Benedetto XVI lo nominò Monsignore.
Dopo il 1989 ha girato tutti i continenti per tenere lezioni universitarie e ha partecipato addirittura ad una spedizione in Antartide. Ha incontrato illustri nomi della storia come il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta e Giovanni Paolo II.
Monsignor Halík è assistente spirituale degli universitari praghesi e le sue messe studentesche sono molto seguite; decine di ragazzi si sono battezzati per merito suo. Domenica 20 gennaio, durante la messa studentesca, si è svolta una commemorazione in ricordo di Jan Palach. La Chiesa era affollata, numerosi i giovani ma c’era gente di ogni età. Halík è entrato in processione assieme a un gruppo di studenti. Il volto è severo ma da subito conquista la simpatia e l’attenzione dei fedeli con la voce pacata ma sicura e qualche battuta. L’omelia è dedicata a Palach. Molti condannarono il suo sacrificio incendiario ma Halík, che quarantaquattro anni orsono ne organizzò il requiem, fa suo il pensiero dello scrittore Gilbert K. Chesterton “un suicida è colui che disprezza la vita, un martire è colui che disprezza la morte. E Jan Palach mi sembrava vicino a quei martiri – afferma – Rispose a una chiamata divina, a un appello di Dio nella sua coscienza”. Palach non rifiuta il dono della vita ma la sacrifica per gli altri. “Con il suo gesto diede alla società un grande senso di fiducia in se stessa, nel proprio valore. Penso sia questo il senso del sacrificio di Palach.” Ovviamente non cambiò la storia, le truppe sovietiche non si fermarono ma cambiò la consapevolezza dei cechi che capirono il senso del suo gesto: non ci si deve chinare o accettare compromessi ma lottare per libertà e democrazia con resistenza spirituale e integrità morale. Nei momenti più duri lo stesso Halík ripensava a quell’“ardente esclamativo: Non devi piegarti! Perché così si sarebbe profanato e svuotato il senso del suo sacrificio. L’azione di Palach in un certo modo ci vincolava”. Insiste sul sentirsi vincolati al suo gesto e ricordarlo non solo come un atto di coraggio ma anche “d’amore per il popolo, perché quel giovane dava più valore al fatto che questo popolo non si piegasse che alla sua stessa vita.” Palach, Masaryk, Havel sono uniti dall’amore per la loro terra e dalla responsabilità per il popolo; per questo le loro vite sono un appello a cui non si può restare indifferenti.
Prima di congedare i fedeli, Halík ha speso poche parole sulle recenti elezioni presidenziali vinte da Milos Zeman. Ha ricordato che il Presidente, sebbene abbia un ruolo simbolico, influenza con il suo comportamento il clima morale e psicologico del paese. “Ci sono due personalità, due caratteri, due stili di comportamento e culture politiche del tutto diversi. Sarà anche il vostro voto a decidere quale di esse influenzerà il clima della nostra società e ci rappresenterà nel mondo. Ricordiamo le parole di Václav Havel prima delle elezioni: che il Signore guidi la vostra mano!” Sebbene non si sia sbilanciato durante la cerimonia, all’uscita dalla chiesa sono stati distribuiti gli adesivi con l’icona di Karel Schwarzenberg ma non è bastato a sconfiggere la concorrenza di Zeman.



The recent Italian translation of the book "Vicini ai lontani. La pazienza della fede nel dialogo con l’ateismo”, gives us the opportunity to present its author, Monsignor Tomáš Halík. An eclectic figure, who besides his activity as a priest, has written numerous essays and books, making him, perhaps, the best known intellectual Catholic in the Country. The above mentioned literary work deals with the relationship between religious  faith and culture and today's global issues.
"I try to communicate with those who search after  truth, to show them that the Christian faith is not an ideology". Czechs have a reputation for being atheist by definition, and being a priest in this context "is a fascinating opportunity, a wonderful mission and a tremendous challenge".  A challenge that Halík has won, as shown by the numerous awards that he has received for his intercultural and interreligious dialogue - and his appointment as consultant to the Pontifical Council for a Dialogue with Non-Believers, set  up by Pope John Paul II. He teaches philosophy and sociology at the Charles University, but his activity goes beyond teaching and parish activity: he collaborates with a number of specialist magazines and writes about political and economic issues, besides being involved in civic and charitable initiatives. He is also a  member of the European Academy of Sciences and Arts, and various national and international scientific associations.
He was introduced to the Catholic religion when he was still young: his parents were not believers but always celebrated Christian holidays. From his uncle, instead, he developed a passion and admiration for Jan Hus, a preacher and religious reformer, condemned for heresy and who was burned at the stake in 1415. During his studies, he devoted much of his time to this historical figure in an attempt to rehabilitate his reputation.
His interest in politics led him in 1967 to found a club at the University for discussions and debates, where he met Václav Havel, who was invited to take part in one of the  debates during the Prague Spring. This led to a deep friendship that was to last over forty years. At the time, when Havel was President, Halík collaborated with his circle of aides as an external counsellor - to the extent - that Havel recommended him as his possible successor. Halík took into consideration the idea of becoming more involved in politics several times, but then gave up this hypothesis. "I believe that for the moment, my present involvement with students, at a pastoral and academic level, combined with my civil commitment as an independent intellectual, with an occasional public debate, is ideal for me".  However, this did not prevent him from commenting on political issues. In fact, at the end of 2011, a heated dispute broke out between him and Klaus who, according to Halík, was not sincere when he promised that the  confiscated property during the Communist regime, would be returned to the Church. In response, at the Castle, they insinuated that Halík was not even a priest but "only an activist of Havel."
During the invasion of 1968 he was in England, but soon came back; the death of Jan Palach convinced him that he should stay and  fight against the regime. He was prohibited from teaching, because he dedicated his graduation speech to truth, rather  than thanking the Communist Party. With a University degree he could not enter the seminary, so the only alternative was for him to join the clandestine church. It took almost ten years of preparation in a state of utmost illegality. He decided not to sign Charter 77, but without explaining why: he still had a year before being ordained priest, and if he been a signatory, he would have   been subject to scrutiny. However, he was secretly ordained priest in 1978.
He continued to be involved in cultural and religious dissent, and for eleven years, he unlawfully held the office of priest, and at the same time, that of psychotherapist in a centre for alcoholics and drug addicts. He had always desired to combine his priesthood with a secular profession. The Christmas Mass of 1989 was his first public ceremony, then he became rector of the Church of San Salvatore, and in 2008 Pope Benedict XVI appointed him Monsignor.
After 1989, he began to travel around the world to hold lectures and even took part in an expedition to Antarctica. He met many historically famous people, such as the Dalai Lama, Mother Teresa and John Paul II.
Monsignor Halík is a chaplain  of the University students in Prague and his masses  are very popular and many are the youngsters who have been christened thanks to him. On Sunday, 20 January, during a  mass, a commemoration took place in memory of Jan Palach. The church was crowded and many people of all ages took part. Halík entered the procession together with a group of students. He had a rather stern look on his face, but soon gained the sympathy and attention of the faithful when he starting speaking with his calm but confident voice, and a few quips. The homily was dedicated to Palach. Many people had condemned his self-immolation, but Halík, who had organized his requiem more or less forty-four years before, said by taking up the words of the writer Gilbert K. Chesterton "a person who commits suicide despises life, a martyr is he who despises death. And I believe that Jan Palach was like one of those martyrs - and went on to say - He has responded to a divine call from God". Palach did not reject the gift of life, but he sacrificed his own life for others. "With his gesture, he gave society a great sense of self-confidence and an awareness of its true values. I believe this is the real sense of Palach's sacrifice. "Clearly, he did not change history and the Soviet troops were not stopped in their advance, but he was able to make his countrymen understand the sense of his gesture: that we must not submit or accept  compromises, but must fight for freedom and democracy with great spiritual strength and moral integrity. In times of hardship, even Halík often pondered over that "fiery outcry: You must not submit! Because by doing so, you will desecrate and void the sense of his sacrifice and, in a certain way, Palach's deed had a bonding effect".  Then, Halik went on to stress the fact that we are constrained by this act, and have to treasure it - not only was it an act of courage, but also "a gesture of love towards his people, because this young man had given greater value to the fact that his people should not submit, than to own life". Palach, Masaryk and Havel are all  bonded by a mutual love for their Country and a profound sense of responsibility towards their people - for this reason, their lives are an appeal, to which, we cannot remain indifferent.
Before dismissing his congregation, Halík expressed a few words on the recent presidential elections won by Milos Zeman. He reminded the faithful that the President, though he has a symbolic role, can  influence, with his actions, the moral and psychological climate of the country. "There are two personalities, two characters and two styles of action and political culture that are totally different. Your vote will also decide which of them will affect the social and political climate of our society that will represent us around the world. Let us remember the words of Vaclav Havel before the elections: may God guide your hand!" Although he did not pass any judgements during the ceremony, while he was leaving the church, stickers were handed out with the icon of Karel Schwarzenberg - but it was not enough to defeat the competitive strength of Zeman.
 
 
di Sabrina Salomoni / by Sabrina Salomoni