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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

La Piazza contro il governo / The People vs the government

La Piazza contro il governo / The People vs the government Le bancarelle spargono come ogni giorno il loro solito odore di olio arrostito, cipolle e salsicciotti, ma oggi qui sono in tanti a preferire la loro fettina impanata portata da casa. Sono appena passate le undici del mattino di sabato 21 aprile e per Martin – ferroviere, più vicino ai 60 che ai 50 anni, baffoni da vecchia classe operaia - è giunta l‘ora del pranzo al sacco, su una panchina nel centro della grande piazza. Tutt’attorno, vicino alla statua del santo a cavallo, fervono i preparativi per il grande palco che accoglierà gli oratori. Musica rock e vecchi canti di protesta popolare, a tutto volume, riscaldano l’atmosfera e fanno capire ai turisti stranieri che adesso è meglio visitare altre zone della Città d‘oro.
„Sono uscito da casa questa mattina alle quattro per essere oggi qui. Alla partenza, da Bohumín, il treno era mezzo vuoto, ma poi, stazione per stazione - Ostrava, Olomouc, Pardubice... - i 15 vagoni sono diventati affollati“. La giornata per Martin, e per tanti altri come lui si annuncia memorabile. Per Praga si tratta della protesta popolare con più elevata partecipazione di cittadini dal novembre del 1989.
Ad organizzare tutto è la piattaforma Stop vládě(Stop al governo), promossa dai sindacati e da venti associazioni. Chiedono dimissioni immediate del governo ed elezioni anticipate.  
„Questi ministri ci stanno rovinando la vita, bisogna mandarli a casa. Io sono uno di quelli per i quali arrivare a fine mese diventa sempre più difficile e c’è il rischio di perdere il lavoro. Sui giornali non facciamo che leggere di scandali e corruzione, di gente che si arricchisce alle spalle di chi lavora“ spiega Martin fra un boccone e l’altro, mentre un compagno di lavoro, anche lui in tuta operaia, gli passa un uovo sodo. Quasi tutti ostentano sul petto, sul bavero e persino sulla fronte un adesivo con un laconico Stydím se(Mi vergogno“).    
Intanto altri manifestanti continuano a giungere dalla vicina Stazione centrale, mentre si attende il grande corteo, organizzato dai sindacati e giù partito dal quartiere di Žižkov, attraverso una serpentina cittadina. In breve la piazza sarà invasa da una marea di bandiere, striscioni e cartelli.  
Ci sono anche tante famiglie, copie con bambini per mano, persino i nonni. Moltissimi giungono da lontano, dalle campagne. In tanti quelli che nel pomeriggio, a manifestazione conclusa, coglieranno l’occasione, in questa bella giornata di sole, per visitare la città, per godersi da turisti la „Praga caput regni“.
Ci sono però, in mezzo alla folla, poche rappresentanze di lavoratori stranieri, il che appare insolito in un paese come questo dove cominciano a essere in tanti gli immigrati ai quali vengono affidate le mansioni lavorative meno qualificate. „Non ci sono perchè non hanno alcuna coscienza sindacale. Vengono da paesi dove le condizioni di lavoro e di vita sono storicamente peggiori rispetto alle nostre. A loro qui sembra di essere in un paradiso, e intanto contribuiscono, con la loro disponibilità, a creare condizioni di lavoro che per noi cechi sono inaccettabili. La verità è che il nostro Stato non ci tutela abbastanza contro gli stranieri immigrati“ si lamenta un impiegato di un’azienda automobilistica che preferisce rimanere anonimo.   
A tutela dell’ordine pubblico 500 poliziotti, ma probabilmente ne sarebbero bastati molto meno. La manifestazione è pacifica. Solo all’ingresso della metropolitana di Muzeum qualche momento di tensione, rischia di degenerare una discussione fra manifestanti con opinioni diverse. Gli agenti alla via portano via un giovane, abiti scuri ed espressione accigliata e triste del rivoluzionario d’altri tempi.   
Gli oratori stanno per iniziare i loro discorsi. Davanti al palco è allestita un’area transennata e protetta, riservata ad anziani e invalidi.
„Anche noi vogliamo un Paese migliore. Ma non possono farlo sulle spalle dei più deboli. Il governo continua a mentire e a rubare“ spiega Lucie, 70 anni, ex impiegata, abbigliamento che sembra uscita da una foto anni Cinquanta. Va avanti con una pensione di novemila corone. E il governo, fra un taglio e l’altro, ha annunciato per i prossimi tre anni una netta frenata alla indicizzazione delle pensioni. Soprattutto fra gli anziani il leit motiv è uno solo „si stava meglio, molto meglio, quando si stava peggio“.
Ma è delusa anche Dana, 35 anni, insegnante in una scuola elementare di Plzeň. „Non si possono compiere certi passi senza avere un minimo di legittimità popolare. Il governo ha perso tutta la credibilità e non rispetta le promesse. Hanno appena annunciato di voler di nuovo rincarare l’Iva. E‘ già la seconda volta che lo fanno in pochi mesi. Nel frattempo aumenta tutto: la luce, il gas, la casa, gli alimentari“.  
In piazza c’è un po‘ di tutto. Bandiere rosse e arancioni dei partiti di sinistra, ma anche gli stendardi euroscettici della destra populista ceca. Ci sono gli ambientalisti e affianco a loro gli operai di aziende carbonifere che vogliono difendere il posto di lavoro.  
Il premier Petr Nečas, a capo del governo di centrodestra che guida il paese dal 2010, con un livello di popolarità ai minimi storici (a manifestare fiducia al suo esecutivo è solo il 16% della popolazione) commenta per televisione: „Capisco che le nostre riforme possano avere conseguenze dolorose, soprattutto per certe categorie, ma indebitare il nostro paese sarebbe drammaticamente peggio. I cittadini hanno diritto di protestare, ma non possiamo arrenderci adesso, dobbiamo andare avanti. Altrimenti sarà il caos, l’assenza di una alternativa credibile“.
Agli oratori sul palco basta appena pronunciare il nome del primo ministro per scatenare gli slogan anti governo della folla. Ma la gente ce l’ha soprattutto con il ministro delle Finanze, Miroslav Kalousek, considerato il principale ideatore dell’attuale politica “di lacrime e sangue”. Si sparge persino la voce che voglia presentarsi davanti alla folla per provare a spiegare le proprie ragioni. Ma alla fine ci ripensa, „non voglio creare problemi alle forze dell’ordine“.     
La serie programmata di discorsi si interrompe puntualmente, nell’arco di un’ora e poco dopo le due del pomeriggio la manifestazione è già terminata. I cechi, dopo tutto, anche se in più di centomila, non sono un popolo di arrabbiate rivolte di piazza e di impetuose rivoluzioni. La folla inizia a diradarsi, lasciando spazio al consueto via via dei turisti e alla umanità di varia natura che popola a tutte le ore la piazza Venceslao.
Martin e i suoi colleghi ferrovieri sono fra gli ultimi ad allontanarsi. Vogliono capire dove poter andare a bere, nel centro di Praga, qualche buon boccale di birra che non costi mezzo stipendio.


Like every other day, the usual smell of grilled oil, onions and frankfurters spread from the fast-food stands, but today there are many people who prefer homemade breaded cutlets. It has just passed eleven o'clock in the morning on Saturday the 21stof April and for Martin, a train driver nearing the age of 60 with a large working-class moustache, the time has come for packed lunch on a bench in the city centre. All around, near to the statue of the saint on horseback, feverish preparations are under way on the big stage which will shortly receive the  speakers. Rock music and old popular protest songs at full volume, warm up the atmosphere making foreign tourists understand that it is better to visit other areas of the golden city now.
“I left home at four o'clock in the morning to be here today. When leaving, the train from  Bohumín was half empty, but then station after station – Ostrava, Olomouc, Pardubice...- the 15 wagons became packed. The day for Martin, as well as for many others like him, is set to be memorable. For the city of Prague it is to be the people's protest with the highest number of citizens participating since November 1989.
Behind the organization of the protest is the  Stop vládě (Stop the government)program, who are promoted by twenty associations, and were asking for the immediate resignations from the government and earlier elections.
“These ministers are ruining our lives, we need to send them home. I am one of those who find it more and more difficult to get to the end of the month and the risk of losing your job is always higher. In the newspapers all we read about is scandals and corruption, and people who get rich off those who work,” explains Martin between bite one and another, while a colleague, also in work overalls, passes him a boiled egg. Almost all of them display a sticker on their chest, collar or even heads, with a laconic Stydím se(I am ashamed).
Meanwhile other protestors arrive at the nearby main station, while the great demonstration is awaited, organized by trade unions, following the winding line of protestors who already started in the zone of  Žižkov earlier. The square will shortly be invaded by a sea of flags, banners and placards.
There are also many families, couples with children holding there hands, even grandparents. A numerous number have come from far away, from the countryside  and many of which once the rally ends, will seize the opportunity in the beautiful sun to visit and experience as tourists  “Praga Caput Regni.”
There is however, among the crowds, a  low percentage of foreign workers, which seems to be unusual in a country where there are starting to be many immigrants who are entrusted with the jobs for the less qualified. “They are not present since they have no trade union conscience. They come from countries where the working and living conditions have historically been worse than ours. To them, being here seems like being in paradise, and meanwhile they contribute, through their availability, to create work conditions which are unacceptable for us Czechs. The truth is that our State does not protect us enough against foreign immigrants,” complained a automobile company employee who preferred to remain anonymous.
No less than 500 policeman are in fact on duty for public protection, although a lot less would have probably been enough. The protest is peaceful. There are only a few moments of tension at the Muzeum metro entrance, which risk degenerating into a discussion between protestors of differing opinions. A young man is taken away by the agents to the streets with a sad, glum expression on his face of a revolutionary of another era.
The speakers are about to start. Opposite to the stage a blocked-off, protected area is set up, reserved for the elderly and invalids.
“We too want a better country, but we can't make it by exploiting the weak. The government continues to lie and to steal,” explains Lucie, a 70 years old ex-clerk in clothing seeming to have from photo from the fifties. She lives on a pension of nine thousand crowns, and the government, between one cut and another, have announced a clear reduction in the indexing of pensions for the next three years. Among old people especially the leitmotiv is “we were better off, much better off, when we were worse off.”
Dana, a 35 year-old primary school teacher from Plzeň,  is also disappointed. “You cannot carry out certain steps without the minimum popular legitimacy. The government have lost all credibility and don't respect their promises. They have just announced they want to raise the VAT. It is already the second time they have done it in a few months. In the meantime, everything is on the rise, light, gas, rent food “
In the square there is a bit of everything. Red and orange flags from the parties of the left, but also eurosceptical banners of the populist Czech Right. There are also environmentalists and coal company workers beside them, who want to defend their job positions.
The prime minister  Petr Nečas, head of the centre-right government leading the country since 2010, with popularity at a historic low (only 16% of the population manifested their confidence in his executive branch), commented on television about the events. “I understand that our reforms can have painful consequences, especially for certain classes, but putting our country in debt would be drastically worse. The citizens have the right to protest, but we cannot back down now, we have to move ahead. Otherwise it will be chaos, due to the lack of a credible alternative.  
Even the pronunciation of the Prime Minister's name is enough to trigger a display of anti-government slogans in the crowd. The people though, are particularly angry with the Finance Minister Miroslav Kalousek, seen as the main creator of the idea of the current policy of “tears and blood”. There are even rumours he wanted to appear before the crowd to explain his reasoning but he thinks twice stating “I don't want to create problems for the security forces.”
The series of speeches planned are regularly interrupted in the space of an hour, and shortly after two in the afternoon the demonstration is already over. The Czechs, after all, even in a group of a hundred thousand, are not a nation of angry, impetuous rioters leading revolutions in squares. The crowd starts to disperse, leaving space for the usual lines of tourists and for people of various nature, who populate Wencelas square at all hours.
Martin and his railway co-workers are among the last people to move away. They want to know where to drink a few mugs of beer in the Prague centre, which do not cost half of their salary.