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Il paesaggio oltre la crisi

Il paesaggio oltre la crisi

Il 31 maggio a Praga, presso l’Istituto Italiano di Cultura (Vltašska 34, Praga 1) è stata aperta al pubblico la mostra di Manuel Bonfanti, intitolata “Il paesaggio oltre la crisi”. L’iniziativa - patrocinata dall’Ambasciata d’Italia, dall’Istituto Italiano di Cultura e dalla onlus Assis - è promossa dall’Italian Business Center di Praga. Il catalogo, edito da Progetto RC, contiene un testo critico di Ivan Quaroni. Attraverso una cinquantina di opere, prevalentemente di medie e grandi...

Corte Suprema della Repubblica Ceca: stop agli amministratori “scarica-barile”/Supreme Court of the Czech Republic: No Buck Passers

Corte Suprema della Repubblica Ceca: stop agli amministratori “scarica-barile”/Supreme Court of the Czech Republic: No Buck Passers

Nuova giurisprudenza di legittimità orientata ad interpretare più severamente la responsabilità degli amministratori nelle società di capitali.
Assumere un incarico di amministrazione all’interno di una società di capitali è una scelta coraggiosa e che richiede una attenta valutazione non solo degli impegni, ma anche delle ampie responsabilità nei confronti di soci, creditori e pubbliche autorità. Lo conferma anche la legge, che mette sulle spalle degli amministratori una lunga serie di obblighi, prevedendo la responsabilità patrimoniale personale del titolare della carica. Nella Repubblica Ceca, noi consulenti siamo soliti ripetere che le responsabilità sono “ampie” e soprattutto “oggettive”; cioè non conta nemmeno il fatto che l’amministratore non abbia colpa e si sia comportato in modo irreprensibile. Ciò che conta, invece, è l’aver violato obblighi normativi cagionando un danno patrimoniale. Eventuali patti in deroga fra società ed amministratore sono nulli.
Fin qui la lettera della legge, già sufficiente da sola a terrorizzare tanti amministratori, aspiranti o in carica. Diversa è però la realtà delle decisioni giudiziali, come dimostra la giurisprudenza della Repubblica Ceca. A leggere le sentenze della Corte Suprema, si ha l’impressione che la responsabilità degli amministratori sia tutt’altro che “ampia” e “oggettiva”, soprattutto nelle aree più tecniche, come quella della gestione e controllo contabile.
Secondo una catena di sentenze emanate dalla Corte Suprema a partire dal 1999 e più volte confermate ed invocate nei processi, la responsabilità per l’omessa o incorretta tenuta dei libri contabili verrebbe meno per il solo fatto di aver incaricato un professionista “qualificato”, prestandogli la “necessaria collaborazione”. “Non è possibile [infatti] dedurre [dalla legge] – precisa la Corte d’Appello di Praga in una delle sentenze appellate – che gli amministratori siano obbligati a tenere personalmente la contabilità”.
La tesi è così scontata e superficiale da indurre a concludere che i giudici cechi esigono standard di responsabilità così minimi che qualsiasi persona ragionevole è in grado di soddisfare.
Ma a ben vedere, si tratta di una superficialità che può rendersi pericolosa. È allora immune da responsabilità anche l’amministratore che abbia dichiarato utili di bilancio in realtà inesistenti, i quali vengono poi distribuiti agli azionisti, con grave danno al patrimonio sociale? Oppure, di fronte all’assoluta mancanza di contabilità, i soci si devono davvero accontentare di sapere che il ragioniere in questione era ben “qualificato” e che l’amministratore gli aveva consegnato tutto quanto necessario per la gestione contabile? E che dire del capo di azienda che lascia importare bevande pericolose per la salute, fidandosi ciecamente delle capacità del consulente incaricato?
Chi scrive, ben lungi dal voler sostenere la figura dell’amministratore “capro espiatorio”, si rifiuta di però di credere nel modello opposto, ossia lo “scarica barile”, il quale, oltre ad indurre i giudici di primo grado a decisioni frettolose e immature, non è condivisibile dal punto di vista etico e della corretta gestione aziendale.
Il buon senso porta a concludere che è imprudente delegare senza controllare. A ragione la legge non esige che ogni amministratore sia esperto di contabilità; non è però necessario essere esperti per comprendere che, in mancanza dei documenti contabili, il bilancio diventa inaffidabile. In particolare, è inaccettabile che l’amministratore possa, in presenza di situazioni eclatanti, scusarsi con la sola prova di aver delegato compiti e funzioni, senza un’indagine volta ad accertare se l’organo amministrativo effettuava, direttamente o tramite altri incaricati, un’adeguata verifica del servizio reso dalla società contabile, in base alle conoscenze che è legittimo attendersi da un uomo di affari in relazione all’azienda in questione, il settore in cui opera, il numero dei dipendenti, il fatturato e così via.
La migliore dottrina commerciale, in Italia come nella Repubblica Ceca, ha costantemente ritenuto che la delega di funzioni non esonera dalle responsabilità; al contrario, fa sorgere in capo al soggetto delegante l’obbligo di controllo. Sembra ora accorgersene anche la Corte Suprema la quale, in una recente sentenza, ha precisato che obbligo dell’amministratore è “non solo verificare se il [delegato] è [soggetto] qualificato e creare tutti i presupposti per un [corretto] operato, ma anche verificare effettivamente” lo svolgimento dell’incarico. Stop allo scarica barile, insomma. Precisazione senz’altro scontata ma doverosa e, si spera, in grado di traghettare la giurisprudenza di merito su posizioni più etiche e responsabili.

Avv. Massimiliano Pastore
Studio legale Smed Jorgensen
pastore@smedjorgensen.com

-Progetto Repubblica Ceca-

 

A new ruling moves to a harsher interpretation of directors’ liability in business entities. Taking office in a board of directors is a delicate move involving thorough assessment of both commitments and responsibilities towards shareholders, creditors and public authorities. The law supports this view by placing an abundant number of statutory duties on the directors’ shoulders. In the Czech Republic, consultants are accustomed to say that directors bear “large” and “objective” liability, the latter meaning that lack of fault in the director’s conduct is not an excuse, even if such conduct is impeccable. What matters is that a legal duty has been breached, resulting in financial harm. Contrary agreements between companies and directors are invalid. Indeed so recites the letter of statutory Czech law, spreading terror among directors, be they in office or only nominated. However, the “living” law of judicial decisions speaks quite differently, as a review of available case law easily demonstrates. By reading the Supreme Court decisions, one has rather the impression that directors serving in Czech companies are well far from bearing “large” and “objective” liability, especially in technical areas such as accounting and control.
 According to an often evoked and confirmed chain of rulings dating back to 1999, liability for failure to keep accounting records or for improper bookkeeping is removed by the only fact that a “qualified” accountant has been hired and the concerned director has provided him with the “necessary co-operation”. “We cannot infer [from the law] - Prague Appellate Court adds - that the directors are required to keep the books in person”. The argument is so obvious and superficial to let the reader draw the conclusion that Czech court standards can be easily satisfied by any reasonable man. Howere, it is a kind of superficiality which invites troubles. By following this argument, should a director who has confirmed and distributed non-existing dividends, thereby damaging the company’s assets, be immune from liability? Faced with total absence of any accounts, should the shareholders be content with knowing that the accountant was duly “qualified” and had received from the directors all necessary records? How should the law treat a director who lets the business import unsafe drinks having blindly trusted his consultants? While I do not maintain directors should be scapegoats, letting “buck passers” go seems to me much repugnant to ethics and good business management, not to mention it encourages lower courts into entering rash, immature decisions. Common sense leads to conclude that delegation without checks is imprudent. And while the law does not require directors to be accounting experts, you do not need an expert to understand that no balance sheet is reliable if accounting records are missing. In particular, it is unacceptable that in appalling cases directors may excuse themselves only by raising the argument of delegation of their duties and functions, without inquiring if the board carried out, directly or indirectly, adequate reviews of the accounting services received, having regard to the knowledges that can be expected of a businessman, the dimension and industry of the company, number of employees, turnover, and so forth.  Best Italian and Czech legal theorists are aware of the problem; they all agree that accountability cannot be delegated. Now also the Czech Supreme Court seems to have accepted this point in a recent judgement, where it has ruled that a director has “not only the duty to check if the [accountant] is a qualified [professional] and to establish adequate conditions, but also the duty to check into the exercise” of the delegate function. In other words, buck passers should be no longer excused. However obvious this can sound, it is a welcomed move which will hopefully drive lower courts to ethically acceptable and responsible positions.

Massimiliano Pastore
Smed Jorgensen Attorneys-at-law
pastore@smedjorgensen.com
 

-Progetto Repubblica Ceca-